In Flames – A sense of Purpose
Ho voglia di recensire questo album dopo molto silenzio su questo blog…
Premetto che sono un fan sfegatato di tutto ciò che è comunemente definito come “polpettone death metal melodico”: mi esalto come un bambino tutte le volte mentre sono in macchina e vado a lavoro, torno a casa o vado a zonzo, e ascolto gruppi come Soilwork, In Flames, Dark Tranquillity, Bullet For my Valentine “e tanti altri ancora” (!)
E’ innegabile: sono addicted dai ritornelli catchy,quelli quando mi sembra di ascoltare i backstreet boys, e dalle strofe scream ai limiti dell’umana comprensione (ed incazzatura!)
Così posso cantare i ritornelli (anche se sono stonato) senza avere mal di gola tre giorni, e fare head banging quando partono le sventagliate di doppia cassa.
Questo album dei mitici di Göteborg non delude affatto le aspettative. Riff di chitarra magnetici, batteria implacabile, melodie spettacolari, il cantato che spesso viaggia “sul limite” tra scream e pulito e da un tono di “novità”. La pecca è che tutto questo album scorre un po’ uguale a se stesso, sentito un ritornello sentiti tutti, ma visto il ritornello è bello, allora sono tutti belli…furbi questi In Flames!
Beh passo al commento delle singole tracce (quelle più degne di nota), come va di moda ultimamente per le rece degli album metal.
01 – The Mirrors Truth: opener dalla quale si capisce subito che non si scherza, i suoni sono pompati come non mai, tanto che ho dovuto abbassare il volume per evitare lo shock anafilattico. Più moderno di così non si può, vi adoro In Flames!
02 – Disconnected: inizio super-stra-incazzato e ritronellone di immediatezza disarmante: “oh I feel like shit, but at least i feel something” è sufficiente?
03 – Sleepless Again: Arpeggetto iniziale e assolo POWERONE che fa tanto gamma ray…
04 – Alias: la mia preferita in assoluto, mid-tempo in cui melodia e rabbia si mischiano per un effetto strepitoso, mi immagino ai concerti, non si sentirà un cazzo perché canteranno tutti a squarciagola!
05 – I’m the highway: bello l’alternarsi di pezzi di batteria lenti e velocissimi (sul ritornello)
06 – Delight and Angers: arpeggi lenti tra strofa e ritornello (supermelodico), meno bello il bridge, abbastanza inutile…
07 – da qui alla fine sono tutte uguali, come dicevo, fatevi una opinione voi…:P
08 – The chosen pessimist: brano da 8 minuti e passa, sembra di ascoltare un po’ i Red Hot, ma poi il cantato di grande carisma non lascia scampo, bellissima atmosfera x questo lentone senza compromessi.
12 – March to the Shore: chiude l’album, senza infamia e senza lode….
In definitiva vi piacerà se siete degli appassionati del genere, se vi infastidiscono i ritornelli di nsync, backstreet boys, ricky martin & company lasciate perdere…
Se devo proprio dare un voto gli do 9 su 10

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